Trovare argomenti di conversazione

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conversare argomenti timidezzaTrovare argomenti di conversazione è uno dei pensieri principali che attanaglia il timido ogni volta che deve affrontare un evento sociale…

Il timido viene invitato ad una cena, incontra un amico per strada, deve condividere la pausa pranzo con i colleghi, deve partecipare ad una gita domenicale e…

…il non saper cosa dire trasforma quel momento di svago in un vero e proprio calvario.

Qui troverai la storia di una ragazza timida ed introversa che una sera ha applicato 7 strategie Antitimidezza che le hanno permesso di trovare sempre cosa dire e di superare definitivamente le sue paure.

Continua a leggere per scoprire come trasformare qualsiasi altro evento sociale in un momento divertente e in un’occasione per migliorare la tua “autostima”!

Un anno fa ho ricevuto da Alessandra (nome di fantasia) una lunga mail in cui mi raccontava i progressi fatti nel proprio viaggio per superare la timidezza.

Alessandra è modesta e temeva che i risultati raggiunti fossero frutto del caso e temporanei: il timido, si sa, non si fida un granché delle proprie abilità!

Alessandra cocludeva così, la sua lunga mail dicendomi che le sembrava strano che fosse successo proprio a lei quello che mi aveva appena raccontato…

Si sbagliava! Non era strano, bensì la diretta e naturale conseguenza dell’impegno da lei profuso per migliorarsi e dal fatto di aver avuto a disposizione gli strumenti e le informazioni necessarie per ottenere quel risultato relazionale da tempo perseguito.

Alessandra, quella sera, ha varcato il confine tra l’essere timida e il non esserlo più.

Nel corso dei mesi successivi ha avuto numerose conferme del fatto che ormai lei “sapeva sempre cosa dire” e, soprattutto, sapeva star bene anche in mezzo ad un gruppo di persone estroverse, senza più averne paura. Alessandra ha così, ha voluto condividere l’esperienza di quella serata con tutte le persone che, come lei in passato, hanno lottato contro la timidezza.

Leggiamo le sue parole… e scopriamo le 7 strategie Antitimidezza che ha usato.

1. Voglia di fare pratica!

“Quella sera mia madre aveva invitato a cena mia sorella maggiore con il suo compagno e mio zio.

Si prospettava l’ennesima cena in cui mia sorella avrebbe tenuto banco, raccontando dei suoi fantastici progetti lavorativi, mio zio, suo padrino, le avrebbe dato molta corda, il compagno avrebbe dato lustro alle imprese della mia amata sorellina (amata per davvero ma a volte un po’ pesante da gestire, vista la sua estroversione e capacità di porsi al centro dell’attenzione),

i miei genitori avrebbero, a tratti, ascoltato e, a tratti, dirottato la conversazione sulle ricette delle pietenza messe in tavola o avrebbero sicuramente trovato qualcosa di interessante da dire.

Ed io?

Io mi sarei arrovellata tutta la sera per trovare un argomento di conversazione per poter emergere in qualche modo ed per evitare di annoiarmi ad ascoltare sempre le stesse cose.

No, quella sera le cose dovevano andare diversamente! Da qualche mese ascoltavo e studiavo Antitimidezza, che tu e Marco avete, per la fortuna di noi timidi, creato e volevo mettere in pratica un po’ delle cose che avevo appreso.

Ecco la decisione: quella sera non ero io che dovevo dimostrare qualcosa ai commensali bensì li avrei usati come “cavie” per mettermi in gioco, divertendomi.

2. invertire la sequenza…

“Mentre lavoravo al mio pc, durante il pomeriggio, mi sono così chiesta come avrei potuto rendere quella serata non solo utile per il mio cammino per superare la timidezza ma anche interessante e divertente per me stessa.

In Antitimidezza mi avete insegnato che se il timido rimette al primo posto l’Io anziché sempre gli altri (“Chissà cosa pensano?”; “Forse darò fastidio?”; “Questo argomento non va bene!”; “Vorrei dire questo ma non lo dico!”, ecc…)

sarà più spontaneo, coinvolgente e, conseguentemente, facendo del bene a se stesso, farà del bene agli altri… quindi, in quel pomeriggio, ho pensato di che cosa mi sarebbe piaciuto parlare durante la cena.

All’inizio non mi veniva in mente molto perché mia sorella, il suo compagno ed anche mio zio, che fin da quando ero piccola mi faceva notare quanto fossi silenziosa, non hanno molti interessi in comune ai miei.

Ma non mi sono arresa (ed il non arrenderci alla prima difficoltà è una cosa che tutti noi timidi dovremmo ricordarci!) e ho continuato a pensare…

Trovato!

Mi interessavano due cose che i commensali mi avrebbero potuto dare: delle informazioni in merito alla Fiera dell’Artigianato (una sorta di enorme mercato degli hobbisty che si svolge a Milano durante il ponte di Sant’Ambrogio),

perché sia mia sorella che mio zio conoscono bene la città, e il piacere di vedere le fotografie dell’ultimo viaggio fatto da mio zio nella città di Praga (città che da sempre desideravo visitare).

Quelli erano i miei argomenti per la serata e dunque, poiché mi avete insegnato che bisogna porsi obiettivi realisticamente raggiungibili, non ho esagerato pretendendo da me stessa di tenere banco tutta la sera, ma volevo ottenere ciò che mi interessava in merito a quelle tematiche.

E così, con quell’obiettivo mi sono rilassata e ho ripreso a lavorare in tranqullità fino all’ora di cena”.

3. Aspetta a giudicare…

“Eccomi a salutare gli ospiti sulla porta di casa. Mia sorella ha l’aria un po’stanca ed inizia subito a raccontare di quanto il proprio lavoro sia stressante. Io la ascolto ma, siccome non ho voglia di approfondire, non faccio ulteriori domande.

Mi siedo con lei sul divano e… mi rilasso guardandomi in giro… Mente vuota… Un vuoto piacevole, non caratterizzato dalla mia tensione a trovare qualcosa da dire… Il mio obiettivo per la serata non era più quello e quindi mi godo il silenzio.

Mia sorella, non trovando l’ascolto totale e attento che le offro di solito, inizia a sfogliare una rivista… e proprio a quel punto a me viene voglia di raccontarle un episodio di cronaca che ho letto sul giornale. So che potrebbe interessarle solo a tratti.

Sto per farmi la fatidica domanda: “Lo dico?” ma interrompo il flusso di pensiero e parlo.

Inizialmente mia sorella continua a mantenere lo sguardo sul giornale (a volte gli estroversi sono davvero carenti in merito alle capacità di dare attenzione e far sentire l’interlocutore ascoltato!) ma io proseguo e non dò peso a questa mancanza di feedback perché so che lei fa spesso così.

Ma il punto non è più lei ma io che voglio parlare di quel tema. Da lì mi viene in mente un altro argomento e parlo ancora: mia sorella alza la testa ed inizia a parlare con me incuriosita da quello che sto dicendo!

E’ stata una sensazione bellissima perché, in quel momento, ho realizzato quante volte mi sono fermata troppo presto e mi sono censurata nel dire ciò che desideravo, perdendo l’opportunità di vedere nell’altro una reazione di reale partecipazione e di comunicare i miei veri interessi.

Un risultato che non mi ero prefissata per la serata si era già realizzato… e la cena non era nemmeno iniziata!

Nel frattempo mia madre ci invita ad accomodarci a tavola.

Mio zio mi domanda se sono stata io ad apparecchiare la tavola in quel modo così elegante ed io, senza nemmeno farci caso, ho applicato la tecnica comunicativa del “tarlo”. Gli ho risposta che non ero stata io perché avevo passato il pomeriggio di là a lavorare…

Lui, incuriosito, mi ha domandato in che senso di là? E così ho colto la palla al balzo per raccontare il nuovo progetto lavorativo a cui mi sto dedicando e per il quale sto passando diverse ore al pc.

Altri 10 minuti di conversazione in cui mia sorella non parla e io tengo banco…

Mai accaduto prima!”

4. Non ti giustificare!

“Ed ora è arrivato il momento della Fiera dell’Artigianato. Ammetto che l’attacco non è stato un granché infatti, ho chiesto a mio zio se Milano fosse già diventata caotica a causa dell’evento… ma l’evento è verso fine Novembre e, al momento della cena, eravamo al primo di Ottobre.

Mia sorella non ha perso occasione per farmi notare che Milano non poteva essere caotica visto che la fiera non era ancora iniziata.

In passato mi sarei ammutolita vergognandomi della mia uscita, non avrei più ascoltato nulla e mi sarei chiusa in me stessa rimproverandomi per la mia goffaggine.

Questa volta no!

Mi sono detta: ecco mia sorella non ha perso occasione per riprendere terreno.

Comunque ho ascoltato le parole di mio zio che ha iniziato a raccontare come Milano fosse bloccata, non tanto per la Fiera, ma per dei lavori di ristrutturazione delle fermate della metro proprio nella zona in cui si tiene la Fiera.

Cd2: cosa voglio? Decido di lasciar perdere l’appunto di mia sorella.

Inizio a di chiacchierare con mio zio in merito alle nuove fermate della metro, poi in merito all’attuale costo degli affitti per gli appartamenti degli studenti universitari (visto che una mia conoscente mi aveva chiesto aiuto per trovare casa a Milano) e poi in merito al fatto che mio zio desiderava vendere il proprio appartamento…

Lui parla e io mi prendo una meritata pausa!”

5. Un piccolo premio…

“Lascio mia sorella e mio cognato parlare con mio zio e me ne vado in cucina a riordinare un po’ con la consapevolezza che il là per l’argomento di cui stanno dissertando l’ho dato io. Nel mentre che guarnisco la torta, mi chiedo di che cosa ho voglia di parlare ora.

Non ho ancora raggiunto il mio obiettivo: scoprire dove conviene parcheggiare per evitare code e tariffe esorbitandi per visitare la “famosa Fiera”.

Torno in soggiorno e mi rilasso ancora un po’ stando in silenzio e ascoltando…

Ecco che, prestando attenzione alla conversazione dei commensali, prendo al volo il gancio conversazionale offerto, ovviamente in modo inconsapevole, da mia mamma e mi collego al suo discorso per riproporre il mio tema di interesse.

In passato mi sarei chiesta come citare nuovamente, evitando di essere noiosa, un tema di cui si era già parlato, mi sarei chiesta se avrei fatto la figura di dire qualcosa che non c’entrava nulla con ciò di cui gli altri stavano parlando ma in quel momento non l’ho fatto!

Ho ottenuto le informazione che mi servivano senza che nessuno mi facesse alcuna critica ed anzi… ottenendo nuovamente l’attenzione di mio zio che ormai parlava guardando sempre me negli occhi.

Se non avessi ascoltato davvero non avrei colto quel “gancio” e, molto probabilmente, non avrei parlato.

Avete proprio ragione tu e Marco quando dite che il punto, per trovare gli argomenti di conversazione, non è pensare a cosa dire bensì ascoltare!”

6. Se non guidi tu, guidano gli altri.

“Ora mia sorella, che aveva realmente avuto una settimana molto pesante, è stanca ed insieme al suo compagno, lascia la compagnia ma mio zio rimane.
Ok, sta per iniziare la fase dei ricordi dei tempi andati e del gossip parentale… No: le foto!

Mia madre sottolinea che mia sorella e mio cognato stanno andando via e che quindi non è più il caso di vederle.

Ed io, stupendomi di me stessa, le rispondo che a me farebbe piacere vederle se lo zio ha voglia di mostrarle.

Salutiamo i defezionari (ed io lo faccio senza spiacevoli sensazioni di essere stata messa in secondo piano da mia sorella bensì salutandola con sincero affetto) e mio zio accende il pc.

Io mi rilasso a guardare le immagini e per un po’ mi beo del silenzio e dei panorami della città in cui presto andrò…”

7. Dare valore…

“Mentre osservo le foto noto particolari che mi incuriosiscono e così faccio domande o mi complimento per la bella inquadratura o per il fascino che in alcune immagini mio zio trasmette per le pose assunte. Sono complimenti reali ma non stucchevoli… dico quel che mi viene, senza averlo studiato. Sono spontanea, non mi censuro.

Le foto finiscono ed io ringrazio mio zio.

Lui mi stupisce dicendomi, con un largo sorriso, “Grazie a te per la bella idea che hai avuto e per l’interesse genuino che hai mostrato!”

E lo zio si congeda dicendomi: “Questa sera c’era qualcosa di nuovo in te… sei proprio cambiata ultimamente!In bocca al lupo per i tuoi nuovi progetti. Sono certo che li porterai a compimento in modo eccellente come sai fare tu!”

Beh, forse sono esagerata, ma in quel momento sono stata davvero felice perché mi sono sentita ripagata di tutto l’impegno messo in quei mesi passati per migliorarmi.
Ho sentito di aver finalmente chiuso il cerchio: colui che, in modo certamente bonario ma comunque per me fonte di inibizione, mi faceva notare la mia timidezza, ora si complimentava con me per quanto fossi cambiata e mi ringraziava per avergli fatto passare una bella serata.

Questa volta non era stata mia sorella l’artefice dellla buona riuscita della serata
ed anzi, avendo osservato di più l’interazione tra lei e mio zio, ho notato che lui, questa volta, ma ora che ci penso è successo anche altre, sembrava quasi a disagio con lei. Mia sorella infatti,non lascia molto spazio agli altri e, se il tema non è di suo interesse, non ci mette nulla a tagliar corto e a cambiare argomento o a distrarsi.

Mia sorella non è una maleducata ma è un’estroversa e dunque parla, parla ma ascolta poco…

Lo ha sempre fatto ma solo quella sera tutto è stato per me più chiaro e, finalmente, non mi sono più sentita timida”.

8. Scrivi la tua storia!

E se la storia di Alessandra diventasse anche la tua?

Questa è la storia di Alessandra… un bel lieto fine no?

Ovviamente lei non ha iniziato a parlare, per la prima volta, in quella cena.

Lo aveva già fatto in molte altre occasioni ma poiché non si chiedeva di che cosa davvero avesse voglia di parlare, bensì si concentrava sul’evitare di fare brutte figure i suoi discorsi erano impacciati, privi di emozione e dunque, non potevano catturare l’attenzione degli interlocutori come invece è accaduto quella sera.

Come ha fatto Alessandra a fare tutto questo?

Ma soprattutto come potresti riuscire anche tu a fare altrettanto?

Beh… è Alessandra stessa a dire la ricetta per vincere la timidezza:

impegno, dedizione e azione a patto di sapere esattamente come e quando agire.

In quella cena lei è stata veramente brava. Non perfetta, non ce n’è bisogno. Lo dice lei stessa: è stata brava a recuperare e a non perdere di vista l’obiettivo anche nei momenti potenzialmente tensivi.

L’allenamento attraverso il programma di formazione on line “Antitimidezza”, che io ed il Dott. De Filippo abbiamo creato, l’hanno portata a trasformare la timidezza in un lontano ricordo.

Così come è stato possibile per lei lo è anche per te.

Lasciando nel form qui sotto la tua mail riceverai, gratuitamente, i primi aiuti per scrivere anche tu la tua storia… e un’offerta per essere parte del programma AntiTimidezza con un investimento ridicolo.

Scoprirai il modo attraverso il quale Alessandra ha appreso come trovare sempre un argomento di conversazione e come non essere più timida.

Non aspettare: il lieto fine può esserci anche per te!

A presto

 

Dott.ssa Valeria Mora
Psicologa, Counselor e Personal shopper
Dott.ssa Valeria Mora, psicologa

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