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Vincere la timidezza

Timidezza, vincere la timidezza, acquistare sicurezza

Timido? Basta agitarsi: cambia ritmo.

Vincere la timidezza e l'agitazioneCon gli altri sei spesso nervoso o agitato? Bene, allora ordina da bere. Davvero: non scherzo!!

Ok dai, per ora puoi solo immaginare di farlo: tanto offro io :)

Siediti con me in un bar del centro, prendi un caffè, una tisana o qualcosa da sgranocchiare e osserviamo con discrezione le persone intorno a noi.

C’è una cosa che voglio mostrarti sull’agitazione, il nervosismo e la timidezza che potrebbe esserti di aiuto… è un piccolo utile segreto. Ti va di scoprirlo? Ok!


Tu sei Mario o Luigi?

Dunque dicevo, siamo seduti, ci stiamo rilassando e subito qualcuno cattura la nostra attenzione.

Un tizio con il petto incassato nelle spalle, Luigi, giocherella nervosamente e ritmicamente con il bicchiere.

Appena gli si avvicina il cameriere, Luigi risponde di scatto, saltando su e drizzando la schiena, mimando un sorriso forzato.

Ordina un caffè parlando rapidamente e muovendo nervosamente la gamba, con gli occhi puntati sul cameriere.

Pochi secondi dopo, entra nel locale un altro personaggio, Mario.

Mario passa vicino al nostro tavolo, camminando ad un ritmo né troppo lento né troppo rapido.

Supera il cameriere e Luigi, e si avvina a una poltroncina; appoggia la sua borsa prendendosi tutto il tempo necessario, si guarda in giro un istante, poi si siede, prende gli occhiali, li indossa con calma e con una punta di sorriso apre ed inizia a leggere un giornale.

Quando il cameriere gli si avvicina per l’ordinazione, Mario mantiene lo sguardo sul giornale per un istante, breve ma percepibile.

Poi alza lo sguardo e, con un bel sorriso spontaneo, che il cameriere riflette immediatamente, ordina cornetto alla crema e cappuccino.

Mentre il cameriere annota, Mario ricomincia immediatamente a leggere poi, quando il cameriere ringrazia, Mario fa altrettanto sollevando ancora lo sguardo per poi calarsi nuovamente nella lettura.


Il fattore segreto

Anche se non sei addestrato sono certo che sai distinguere gli individui che, metaforicamente, “stanno bene nella propria pelle”, come Mario, da quelli impacciati, timorosi, timidi e insicuri, come Luigi.

Non tutti riescono a farlo ma se, come credo, sei una persona sensibile (che forse considera la propria sensibilità un difetto) potresti essere dotato di un’inconsapevole ma ottima, se addestrata, capacità di osservazione.

Quando sei agitato, probabilmente tendi a distorcere in negativo quello che osservi, ma se ti mettessi in condizione di osservare in modo distaccato, al sicuro dagli sguardi altrui, sono certo che ti dimostreresti piuttosto perspicace.

In ogni caso, ammettiamo che tu riesca a distinguere le persone sicure da quelle insicure

Bene.

Quello che probabilmente non sai fare, per ora, è razionalizzare COME ci riesci.

Quali segnali ti consentono di misurare l’autostima di chi osservi?

Come fai a distinguere chi è sicuro da chi non lo è?

Sicuramente te ne accorgi… ma non sai dettagliare con precisione come.

Il modo in cui tengono lo sguardo?

La postura?

Il modo di camminare?

Probabilmente, tutto insieme.

Forse molti di questi segnali riesci a razionalizzarli… molti altri li percepisci inconsapevolmente… ed è normalissimo che sia così: non hai bisogno di diventare un “mentalista”.

Tuttavia voglio rivelarti un piccolo segreto: c’è un segnale invisibile che, come recita il detto “l’essenziale è invisibile agli occhi”, è anche uno dei segnali più potenti che leggiamo inconsciamente per classificare con precisione gli altri dal punto di vista del potere personale.

Questo segnale è il “ritmo”.


Maracaibo o timidezza forza 9?

Il ritmo del parlato, del movimento, del respiro, della camminata, l’uso delle pause e la giusta scelta dei tempi: attraverso il ritmo riconosciamo l’agitazione, riconosciamo la tranquillità, riconosciamo la stabilità emotiva… sono segnali rivelatori del nostro stato interiore.

Sali su un palco, saluta, e fai una pausa di qualche secondo spostando lo sguardo sui presenti, a uno a uno,con un ritmo lento e fluido ed indossando un bel sorriso: trasmetterai immediatamente fiducia e sicurezza.

Togli quella pausa, accelera il parlato, assumi un’espressione tesa e di colpo sembrerai agitato.

Il ritmo si nasconde nel modo in cui gestisci l’interazione, ma anche nel modo e tempo di reazione.

Se chiami Luigi (il timido del racconto) mentre sta svolgendo una qualsiasi attività, ci sono buone probabilità che interrompa di scatto ciò che stava facendo e si volti nervosamente mettendosi più o meno di buona lena a tua disposizione.

Luigi reagisce prima di pensare e per questo quando lo chiami in causa, immediatamente, accelera.

E’ bisognoso di attenzioni e approvazione: reagisce in preda alle emozioni in modo scattoso, con movimenti eccessivi, parlata rapida e priva di pause, mimica tesa, sguardo basso oppure fisso sull’altro alla costante ricerca di consenso.

Luigi calcola il proprio valore in funzione del parere altrui e si nasconde dentro se stesso (spalle incassate), per questo appare impacciato e le sue risposte sono rapide e incontrollate: di fatto è distratto.

Se fai la stessa cosa con Mario, il ragazzo del giornale, ci sono buone probabilità che quest ultimo, termini prima l’azione che stava svolgendo e solo dopo si volti, con lo stesso ritmo che aveva un istante prima, chiedendoti rispettosamente di cosa hai bisogno.

Mario è quindi proattivo: decide da sé cosa vuole, decide da sé il proprio valore… ed è presente a ciò che fa; agisce in base a ciò che vuole non in preda alle emozioni ma INSIEME alle proprie emozioni.


Che fare se sei luigi (il trucco promesso)?

Che fare se ti senti il Luigi della situazione?

Per prima cosa è bene chiarire che il ritmo è funzione dello stato interiore.

Mario è sicuro di sé per esperienza e il suo atteggiamento, il suo ritmo, riflette questa condizione.

Se accresci la sicurezza in te stesso, sarai automaticamente meno reattivo e cambierà anche il tuo ritmo (perché cambiando l’aspetto cognitivo, banalmente come pensi, cambia anche il comportamento).

Tuttavia è vero anche il contrario: mantenendo un certo ritmo sosteniamo lo stato che lo ha generato.

In soldoni, se mi muovo nervosamente, finirò per essere nervoso.

Cambiare il ritmo è più facile che cambiare altri aspetti dell’atteggiamento come la postura o il modo di respirare…

…quindi posso permettermi di suggerirti un esperimento che, anche se non hai svolto un percorso completo, semplice e graduale per vincere la timidezza (che ti consiglio di iniziare immediatamente dopo la lettura di questo articolo) potrà esserti di aiuto.

Ecco il suggerimento: decidi deliberatamente di modificare il ritmo di un aspetto della tua comunicazione.


Il ritmo della tua sicurezza

Ad esempio, se tendi a parlare troppo velocemente, ti consiglio di iniziare proprio dal parlato.

Ma non ti consiglio di rallentarlo, per ora, bensì ti invito ad inserire delle pause nel tuo modo di parlare.

Invece che affermare “Sai ieri ho incontrato Mario…” esprimendoti frettolosamente per terminare il concetto, fai un piccolo sforzo, inserisci delle pause, e inizia a parlare con più calma ricercando il piacere dell’esprimerti.

Ad esempio, quando inizi una frase potresti dire “Sai… (pausa per catturare l’attenzione)… ieri ho incontrato Mario (pausa)…”.

Durante le pause fai come gli attori: calati con calma nell’emozione che vuoi esprimere.

Quando sei in silenzio il tuo corpo continua comunque a parlare.

Quindi, prenditi il tuo tempo e nota come, se lo fai, gli altri rimangono semplicemente in attesa delle tue parole.

Allo stesso modo, se ti chiamano o ti fanno una domanda, pensa un istante prima di reagire.

Sii sempre gentile ma prenditi il tuo tempo.

Come farlo?

Ma è semplice: basta che decidi di farlo… e soprattutto di ricordartene.

Metti un biglietto dove puoi vederlo ogni mattina e scrivici sopra: “oggi ricordati di prenderti il tuo tempo”.

Per vincere la timidezza occorre un po’ di tempo proprio perché è necessario lavorare sia sugli aspetti cognitivi che su quelli comportamentali ed occorre giocare con uno di essi alla volta.

Se non sei sicuro di te stesso può dipendere da molti fattori, ma giocare con il ritmo può darti un primo risultato misurabile, che potrebbe cambiare il tuo stato interiore e il modo in cui gli altri ti percepiscono.

Non risolve il problema alla radice ma inizia a generare un primo risultato misurabile.

E tu hai bisogno di risultati MISURABILI E SUBITO.

Quindi… sia se farai questo esperimento sia se non lo farai e a maggior ragione se lo trovi troppo complesso per te…

…hai bisogno di un lavoro più profondo e completo.

In questi casi ti consiglio di proseguire qui: superare la timidezza da casa

….e scoprire l’unico percorso online multimediale SEMPLICE E GUIDATO per vincere la timidezza con una psicologa e un life coach professionisti.

Ti prendi qualche tempo e vedi i risultati concreti: solo questi contano, il resto sono storie.

Dott. Marco De Filippo
Life coach, Kinesiologo e insegnante di improvvisazione teatrale
Dott. Marco De Filippo, Life Coach

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  • Seb90 dice:

    Io son timido perché manco di tutte le caratteristiche di chi si sente sicuro come bellezza, altezza, denaro eccecc Ma se io non sono bello, sono basso non c’ho un euro, cosa devo fare? Vi prego datemi un suggerimento.

  • Roberto "Rock" dice:

    Bello. Su di me questa idea ha cambiato tutto.

    Il corso di Milano e’ stato splendido ma da quando ho notato questo fatto del ritmo ed ho iniziato a cambiarlo, boom e’ cambiato tutto.

    A volte basta un solo suggerimento. Grazie ragazzi, siete mitici.

    • Marco De Filippo dice:

      Grazie Roberto: sono molto contento di questo.

      Effettivamente a volte basta un singolo suggerimento perfettamente centrato anche se, a onor del vero, è un evento piuttosto raro: di solito è necessario qualcosina in più :)

      Marco

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