Timidezza e confronto con gli altri

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timidezza-confrontoLa timidezza è una lente che deforma la realtà e che non consente al soggetto di valutarsi oggettivamente perché in balia delle emozioni.

Nel tentativo di valutare se stessi, viene naturale evitare il confronto con gli altri e nascondere i propri difetti oppure paragonarsi cercando nel contempo di far proprie le caratteristiche di altri.

In particolare, la tendenza del timido a modificare se stesso per compiacere gli altri lo porta a vivere in uno stato di insoddisfazione e confusione perché, modifica dopo modifica, non capisce più chi è. E tu, chi sei?


Confronti, paragoni e l’altra strada

Il timido può provare ansia, paura, vergogna quando è con l’altro e dunque la razionalità, che gli consentirebbe di valutare oggettivamente i propri punti di forza e le proprie aree di miglioramento, senza idealizzare l’altro bensì vedendolo per quello che è, si spegne sotto la doccia fredda delle emozioni negative.

La teoria psicologica del “Confronto sociale” (Festinger, 1954) è estremizzata dalla timidezza.

La teoria dice che:

“Le persone acquistano conoscenza di sé attraverso il confronto con gli altri. Gli essere umani hanno bisogno di avere fiducia nelle proprie percezioni, atteggiamenti e comportamenti e dunque, in assenza di criteri oggettivi di valutazione, ci si confronta con l’altro”.

Il timido opera un costante confronto con l’altro… ma se la cosa si fermasse qui la timidezza non sarebbe poi un così grande problema per la persona che la vive ma… ovviamente… la questione è più complessa…

Questa teoria si integra con la “Teoria della verifica del sé” (Swan, 1983, 2012) in cui si afferma che:

“Le persone preferiscono che gli altri le vedano come loro vedono se stesse, anche se il loro concetto di sé è negativo”

Attenzione, attenzione: ti sto dicendo che tu, in realtà, vuoi che le persone ti valutino negativamente come tu stesso ti valuti?

Lo so che può sembrarti strano ma l’essere umano funziona così perché ha un forte bisogno di coerenza e stabilità.

Mi spiego: se gli altri mi considerano diversamente da come mi giudico io allora si verifica uno stato di dissonanza, di impossibilità di far coincidere la mia visione del mondo con quella dell’altro e questo genera confusione.

Ciò che ti sto spiegando non è volto a farti sentire in colpa, bensì ad aiutarti a superare il primo ostacolo che ti tiene lontano dal raggiungimento del tuo traguardo e cioè dall’espressione del tuo vero modo di essere!


La quantità come metro di paragone… e invidia.

la timidezza è uguale al desiderio di essere accettati e dunque al desiderio di avere tante relazioni interpersonali perché la “quantità” è la cartina al tornasole del proprio valore personale.

Mi piace parlare di questa idea nei termini della “GABBIA DELLA QUANTITA’”.

Si, perché la timidezza “costringe” la persona in una gabbia, in un circolo vizioso da cui fa fatica ad uscire perché avere poche relazioni significa certificare la propria inettitudine e dunque, ogni giorno, si cerca di aumentare la propria cerchia relazionale senza riuscirci e sentendosi sempre più stanchi e sfiduciati.

La chiave per aprire la porta di questa gabbia è una semplice domanda:

“Desidero davvero avere tutte queste relazioni o sarei felice anche con un numero esiguo di rapporti interpersonali purché siano di qualità?”

Rispondere a questa domanda non è semplice perché, spesso, l’essere umano fino a che non sa di poter fare/avere qualcosa, fino a che non sa di “esserne capace” non riesce a comprendere se il desiderio di quel qualcosa è reale.

Insomma, se tu avessi la certezza di saper parlare bene, di saper attirare l’attenzione degli altri, di essere valutato positivamente per quello che sei, vorresti ancora tutte le amicizie e le interazioni che invidi all’estroverso?

Te lo dico io: se il tuo tratto di personalità è quello dell’introversione la risposta è no! Per essere felice ti bastano poche relazioni di qualità e tanto tempo per dedicarti alle tue passioni in solitudine!

Non pretendo che da domani tu non senta più la pulsione ad essere accettato ma ti chiedo, ogni volta (o il più possibile) che entri in relazione con le altre persone di tenere a mente queste due riflessioni e così, scoprirai che, pian piano, avverranno dei cambiamenti in te e nel tuo modo di interagire con il mondo esterno.


Annulla l’effetto “macchina rossa”

Le conferme che trovi costantemente nel modo esterno in merito al fatto che “tu sei timido” e “tutti gli altri non lo sono” sono conferme parziali generate, appunto, dal tuo bisogno di ordine spiegato dalla “Teoria della Verifica del Sé”.

Ti faccio un esempio banale ma estremamente chiarificatore:

è molto frequente che dopo essere stati lasciati dal proprio fidanzato/a di cui si era ancora innamorati, per un po’ di tempo, si veda continuamente un modello di macchina identico a quella del proprio amato/a, o si incontrino persone molto somiglianti al proprio amore, o si senta alla radio la canzone sulla quale ci si era innamorati…

…insomma tutto ciò che ci ricorda chi amiamo diventa, improvvisamente, onnipresente…

In realtà il mondo non è cambiato, non c’è alcuna congiura contro di noi per farci ricordare chi non è più il nostro partner, bensì siamo noi a prestare maggior attenzione a questi fattori che sono sempre stati presenti nel mondo ma che, a causa del nostro stato emotivo, diventano, per noi, estremamente salienti.

Tornando alla timidezza si può dire che ciò che diventa saliente per il timido, cioè l’oggetto di tutte le sue attenzioni, consiste in quello che rappresenta ciò che lui vorrebbe essere ma sente di non poter essere.

In altre parole, il timido nota SOLO le persone estroverse, nota chi è spigliato, chi riesce con facilità ad essere al centro dell’attenzione e di queste persone nota SOLO questi aspetti, cancellando gli altri.

Insomma, per il timido le “macchine rosse”, cioè gli estroversi, sono ovunque e lui si sente unico e solo al mondo.

Ma sono davvero tutti “Macchine rosse”? Sono davvero tutti così espansivi? E soprattutto è bene diventare una “macchina rossa?”


E se la timidezza fosse un vantaggio? (HEI! Non scuotere la testa!)

Diventare totalmente altro da se stessi non è mai un bene.

Ha senso migliorarsi, crescere, apprendere abilità che ci fanno sentire più sicuri e ci fanno vivere meglio in relazione agli altri… ma non ha alcun senso diventare una macchina rossa, cioé un estroverso, se si è una macchina di un altro colore, cioé se si è introversi.

La timidezza, a meno che abbia assunto i tratti della fobia sociale (in tal caso continua comunque a leggere, dopo si parla di te!), e cioè abbia raggiunto un picco tale da bloccare la persona in tutti i settori della sua vita trasformandosi così in un disturbo profondamente invalidante per l’individuo, è un tratto assolutamente normale della natura umana.

La timidezza ha la funzione di indurre un individuo a rimanere al sicuro, a mantenere l’omeostasi, cioè lo status quo, l’equilibrio, nella propria vita. Insomma la timidezza ha la funzione di prevenire l’esposizione ad inutili cambiamenti e pericoli.

La tendenza all’omeostasi è vantaggiosa evolutivamente parlando: un’eccessiva esposizione al nuovo e ai pericoli renderebbe più probabile l’estinzione della specie anziché la sopravvivenza.

Ovviamente anche un eccesso di conservatorismo è dannoso ma nella nostra società è diffusa l’idea che avventura, estroversione, estrema fiducia in se stessi e dunque, assenza di paura per il nuovo e apertura totale all’altro sia meglio rispetto ad un modo di essere più riflessivo, pacato, introspettivo e “prudente” che è proprio della persona più timida ed introversa.

La timidezza non solo non è “meno” rispetto all’estroversione bensì, può rivelarsi più efficace in alcune situazioni perché evita alla persona di esporsi a rischi cui può andare più facilmente incontro una persona estroversa ed impulsiva.


Non mi credi? Credi alla scienza: non sei malato.

La normalità della timidezza e il motivo per cui essa è diventata, negli ultimi anni, un problema che, per chi lo vive, assume i tratti della malattia, sono concetti magistralmente spiegati da Allen Frances (Professore Emerito presso il dipartimento di Psichiatria e Scienze Comportamentali della Duke University School of Medicine di Durham, Carolina del Nord) nel manuale intitolato “Primo, non curare chi é normale”.

Ti riporto un bravo tratto da esso che ti sarà d’aiuto per comprendere quanto detto fino ad ora:

“…La Fobia Sociale ha trasformato la timidezza nel terzo disturbo mentale più diffuso… Almeno 15 milioni di adulti potrebbero avere i requisiti per la Fobia Sociale solo negli Stati Uniti…

E’ proprio la normalità statistica della timidezza a fornire alle case farmaceutiche un mercato dalle enormi potenzialità.

Esse hanno fatto partire una massiccia campagna pubblicitaria per convincere i timidi di essere malati.

Le campagne pubblicitarie sono andate di pari passo con l’aumento di personaggi pubblici che facevano outing in merito al proprio essere timidi e all’aver vissuto una vera e propria liberazione grazie all’aver avuto una diagnosi e la somministrazione di una terapia farmacologica adeguata…

In realtà solo alcuni dei soggetti diagnosticati come fobici sociali lo erano davvero mentre la maggior parte delle persone non era “malata”.

Il farmaco funzionava ma per semplice effetto placebo: era cioè la suggestione psicologica relativa al potere miracoloso del farmaco ad aiutare il non malato a sentirsi più sicuro e dunque a essere meno timido…

Una volta che qualcuno (non malato per davvero) comincia a stare meglio a causa dell’effetto placebo del farmaco (di cui non aveva bisogno), è molto probabile che continuerà a prenderlo per non correre il rischio di sentirsi nuovamente insicuro…”

Perché ti ho riportato queste righe?

Non certo per svilire il tuo disagio, in quanto, per esperienza personale, so quanto la timidezza faccia soffrire, ma per farti capire che un conto è essere timidi e un conto è essere malati.

Anche se ti sembra impossibile da credere, anche l’estroversione comporta degli svantaggi solo che, per l’effetto “macchina rossa” di cui ti ho parlato prima, non riesci a coglierli.


Diventa una macchina BLU!!

Tre sono le cose che devi fare:

1) sviluppare consapevolezza di come funzioni attraverso la PRATICA;

2) sviluppare un’identità forte. Concentrarti sulla modifica di ciò che determina la tua autostima e cioè sui criteri che utilizzi per valutare se sei o meno una persona di valore;

3) apprendere delle abilità comunicative che ti consentano di gestire meglio la comunicazione interpersonale.

Fai attenzione però: apprendere delle abilità e delle tecniche comunicative senza aver operato una ridefinizione delle tue convinzioni (cioè ciò che per te è vero) e una modifica di alcuni tuoi modi di pensare non ti consentirà di vincere la timidezza.

Diffida dunque, da chi ti inviata a lavorare solo dal punto di vista delle abilità.


La soluzione veloce… con un po’ di impegno però!

Un lavoro integrato sull’identità e sulle abilità ti consentirà invece di vincere la tua timidezza e te ne accorgerai perché, un passo alla volta, con costanza ed impegno, vedrai la tua autopresentazione modificarsi.

“Autopresentazione” è il termine psicologico utilizzato per descrivere il modo in cui ciascun individuo trasmette alle altre persone un’immagine di se stesso.

Il modo in cui una persona si pone, in modo in cui gesticola, il tono di voce, le parole utilizzate e molto altro determinano l’idea che l’altro si fa di noi.

Una persona timida monitora costantemente il proprio modo di porsi chiedendosi incessantemente se sta facendo brutta figura, se ha usato la parola sbagliata, domandandosi che cosa l’altro stia pensando e, sulla base delle risposte che si dà (spesso errate), modifica il proprio atteggiamento risultando spesso goffo e fuori tempo.

Ecco che lavorare sulla propria identità e sull’apprendimento di determinate abilità consente di rendere il processo di autopresentazione quanto più possibile leggero ed indolore

Il risultato? E’ sempre lo stesso.

Inizierai finalmente ad interagire senza “parlarti continuamente in testa” e senza chiederti cosa l’altro stia pensando perché, semplicemente, per te non sarà più così importante saperlo.

Inoltre, svilupperai un sano relativismo e non avrai più bisogno di sentirti sicuro e accettato sempre perché l’accettazione di te stesso non sarà più totalmente delegata all’altro bensì partirà da te.


VOGLIO VIVERE QUESTO STATO DI LEGGEREZZA!

Se questo è ciò che vuoi posso aiutarti: AntiTimidezza è l’unico programma di formazione a distanza che ti consente di integrare il lavoro sull’identità e sulle abilità e che, dunque, ti permette di superare la timidezza in un modo totalmente differente rispetto a tutti gli altri metodi che puoi trovare in commercio.

Antitimidezza è frutto della fusione delle competenze di una psicologa (Dott.ssa Valeria Mora) e di un life coach (Dott. Marco De Filippo) che ti guideranno attraverso più di 10 ore di registrazioni audio dedicate, nel tuo percorso di cambiamento.

Il cambiamento a cui andrai incontro sarà qualcosa di totalmente naturale ed efficace perché non sarà volto a farti diventare un’altra persona bensì a consentirti di essere ancora più te stesso!

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Dott.ssa Valeria Mora
Psicologa, Counselor e Personal shopper
Dott.ssa Valeria Mora, psicologa

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