Timidezza? Dimentica l’autostima!

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timidezza e autostimaLe frasi che un timido si sente rivolgere quando manifesta le proprie difficoltà nelle relazioni interpersonali sono, più o meno, di questo tipo:

-“Non pensarci troppo basta un po’ di autostima!”
-“Non hai abbastanza autostima!”
-“Devi credere di più in te stesso, avere più autostima…”

Questi consigli, anche se forniti con affetto ed un intento positivo da parte delle persone a te care, ti bloccano ancora di più. Leggi e scopri perché.


Per usare la parola “autostima”… ci vuole il porto d’armi!

La parola “autostima” è usata come passepartout per promuovere qualsiasi attività di formazione, corso di ginnastica, di rilassamento, di trucco fino ai corsi di cucina e bricolage…

…pare che oggi tutto serva per migliorare l’autostima e che quest’ultima sia la panacea per ogni male.

BASTA!!

L’uso generalizzato di questa parola non si accompagna, nella maggior parte dei casi, ad una reale consapevolezza di cosa sia l’autostima (che è solo un’etichetta) e di come essa si formi.

La parola autostima ha una definizione ben precisa:

“L’autostima è l’insieme di sentimenti, pensieri e giudizi che una persona sviluppa relativamente al proprio Sé, cioè relativamente alla propria identità”.

In quest’ottica avere una buona “autostima” consente di mettere in atto comportamenti funzionali al benessere fisico e psicologico e consente di relazionarsi con le persone:

  • in modo paritario (cioè senza sentirsi dominati dall’altro)
  • in modo dominante quando necessario (se qualcuno ci attacca o ci svilisce) 

TUTTAVIA…

L’autostima è solo un’etichetta per definire un punto di arrivo: il traguardo per il centometrista.

Chi possiede DAVVERO questa fantomatica autostima, chi ha già raggiunto il traguardo, non si pone nemmeno il problema di averla o meno.

L’autostima diventa un problema SOLO per chi NON la possiede…

Concetto complesso… ora ti racconto una storia tratta dalla mia pratica clinica.

Qualche hanno fa un paziente si rivolse a me in uno stato di profonda prostrazione emotiva a causa di difficoltà vissute sul posto di lavoro.

Egli aveva subito numerosi affronti da parte dei colleghi e ne aveva subito le ingiustificate critiche senza riuscire ad imporsi e a rispondere con assertività a tali accuse.

Inoltre, il mio paziente, che chiamerò Giovanni, non riusciva a trovare la serenità nemmeno in famiglia perché la moglie e i figli gli rimproveravano di non prendere mai parte alle discussioni, di non prendere mai una posizione netta quando era necessario operare delle scelte e, con il tempo, avevano smesso di interpellarlo.

Giovanni aveva un umore depresso e si sentiva inutile in famiglia e sempre più insicuro sul lavoro e con gli amici.

Io e Giovanni iniziammo a lavorare sui seguenti aspetti:

  • operare un adeguato esame di realtà: l’altro sta davvero criticando?
  • Capire se la critica che ho ricevuto è costruttiva;
  •  la capacità di rispondere ad una critica;
  • distinguere la critica rivolta ad un comportamento da una critica rivolta all’identità
  • la paura del conflitto
  • la paura di stare da solo
  • il saper prendere una decisione in modo efficiente ed efficace
  • e molto altro…

Dopo due mesi di lavoro intenso e, dopo aver raggiunto piccoli risultati soddisfacenti per Giovanni, un giorno giunse in seduta affranto.

Gli domandai il motivo di quello stato emotivo e Giovanni affermò:

“Dottoressa ho compreso di avere un problema ulteriore e non so come fare a gestire anche questo. Il mio è un problema di autostima, ho capito che non ho l’autostima!”

Ancora una volta mi sono trovata a dover spiegare che l’autostima non è un problema a se stante.

“Non avere l’autostima” è un modo generico per affermare di non essere in grado di fare tutto ciò su cui io e Giovanni avevamo lavorato in quei due mesi ed diventa, spesso, la scusa per non lavorare su se stessi.

Giovanni, prima di quel colloquio a cui si presentò con aria afflitta, aveva concluso che lui non avrebbe mai potuto operare un adeguato esame di realtà, capire la costruttività o meno di una critica, rispondervi adeguatamente e lavorare su tutti gli aspetti che ti ho citato prima perché… lui non aveva l’autostima!

La riflessione che proposi a Giovanni per gestire questo momento di empasse nella terapia è quella che trovi qui di seguito.


Autostima VS Vivere davvero

Per motivi psicologici, sociologici ed etologici, il giudizio altrui ha un peso per tutte le persone…

…ma non nella medesima misura.

Quando una persona ha iniziato un percorso SERIO che la porti a conoscersi, a sviluppare una propria identità, forte dei propri successi, la necessità di essere accettati diminuisce drasticamente.

Il problema non è l’ autostima…il problema è come svilupparla, ossia come ricominciare a vivere davvero.

Anche una persona non timida se viene criticata in ogni circostanza e da chiunque sentirà che la fiducia in se stessa è messa dura prova, ma al timido basta una critica per cadere nello sconforto.

Perché questa differenza di forza d’animo fra chi è timido e chi non lo è?

Il non timido affronta il viaggio della propria vita, fra prove ed errori mentre tu stai evitando di vivere davvero e vuoi trarre “l’autostima” dagli altri

La persona timida anela segretamente ad avere molte relazioni sociali in quanto, più elevato è il numero di persone da cui si sente considerato e accettato, più la sua autostima sale.

Non prenderti in giro e dimmi se non è così anche per te…

Il timido è convinto che avere tante relazioni, che essere al centro dell’attenzione riuscendo a intavolare discorsi interessanti e che catturino gli interlocutori coincida con un modo di essere GIUSTO in contrapposizione al proprio che ritiene essere intrinsecamente ed inequivocabilmente SBAGLIATO.

L’unico modo per mantenere un buon livello di autostima per il timido è essere accettati.

Invece che generare autostima ANCHE dall’interno, vivendo, la prende ESCLUSIVAMENTE dall’esterno.

il timido fonda il proprio valore personale solo attraverso un criterio esterno che è, per l’appunto, l’accettazione o la mancata accettazione da parte degli altri.

La timidezza genere questa equivalenza:

rifiuto da parte dell’altro = assenza di valore personale.


Vivere davvero è “rischioso”?

Per superare la timidezza e iniziare a vivere occorre mettere in discussione questa equivalenza e lo si può fare attraverso una serie di idee che, se messe in pratica, genereranno le esperienze necessarie a vincere la timidezza.

Ti fornisco la prima idea, che è una di quelle che ho fornito a Giovanni per gestire le critiche dei colleghi.

Se, fino ad ora hai calcolato il tuo valore basandoti SOLO sull’apprezzamento o le critiche, devi cambiare questo tuo modo di valutarti.

Le critiche o il disinteresse da parte di alcune persone sono la normalità: ci sarà sempre qualcuno che preferirà stare con altre persone invece che con te.

Questo non ha quasi nulla a che vedere con la timidezza: capita a TUTTI!!!

Essere criticato è un qualcosa che accade ANCHE a chi non è timido e spesso è addirittura un segnale positivo del tuo metterti in gioco.

Se hai paura della critica…  ma non ne ricevi poi così tante, forse non stai vivendo a pieno la tua vita.

Quanto vivi e ti rendi visibile, riceverai approvazione e critiche, a quel punto ti basterà selezionare chi è in linea con te e, se la critica è costruttiva, imparare qualcosa di nuovo, disinteressandoti di tutte le altre.

Il punto non è come evitare la critica ma come  imparare a riconoscere le critiche costruttive e RISPONDERE efficacemente.

Chi vive davvero impara, con il tempo ad entrare in relazione con gli altri in maniera più spontanea e rilassata e, se la critica arriva, la accetta o la controbatte senza però mettere in discussione la propria identità.

Quando inizi a vivere, semplicemente quello che prima era un problema inizia a non esserlo.


Semplificati la vita!!

Questo cambiamento avviene spontaneamente?

No!

Occorre lavorare su tutti gli aspetti che ti frenano nel rapporto con gli altri e alcuni di essi sono quelli che ti citato parlandoti dei colloqui con Giovanni.

Esponendoti con i giusti strumenti al rapporto con l’altro, facendo tante esperienze, seguite da un lavoro di riflessione ed introspezione guidata da un professionista competente, puoi vincere la tua timidezza…

E’ scontato che a quel punto avrai una buona autostima… ma non è essa che può sancire l’inizio o, per contro, l’impossibilità del tuo viaggio.

Perciò accetta un consiglio spassionato: se vuoi iniziare ad andare oltre all’autostima, cominciando a vivere, e così a vincere davvero la timidezza, inscriviti alla nostra newsletter tramite il form che trovi qui sotto.

Pensa a come sei quando fai ciò che più ti piace e immagina di essere così con gli altri?

Potrebbe interessarti imparare a farlo? Perché quando ci riesci, fidati, dell’autostima non ti interesserà più, semplicemente… essa è “la norma”.

Ci sono già centinaia di persone che hanno iniziato a vivere davvero, tu cosa aspetti?

Noi ti aspettiamo dall’altra parte!!

Dott.ssa Valeria Mora
Psicologa, Counselor e Personal shopper
Dott.ssa Valeria Mora, psicologa

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