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Timidezza: 4 idee (+1) per conversare facilmente

timidezza comunicareUno dei problemi più pressanti per chi è timido è legato a non sapere cosa dire e a non trovare le parole nel momento in cui si trova a conversare con altre persone.

Questo tema è molto vasto e può essere approfondito da molte angolazioni differenti.

Quindi, ecco qui riassunte idee per conversare facilmente e che potrai applicare con gli altri da subito.

Affinché esse diano il risultato sperato occorre che tu le applichi correttamente e per un tempo sufficientemente lungo. Vincere la timidezza infatti, significa fare un training in grado di ti portarti ad essere veramente te stesso ma che, come suggerisce la parola “training”, non può condurti al traguardo in un batti baleno.

Ed ora passiamo alle 4 idee + 1 che miglioreranno la tua comunicazione interpersonale:

1. Parla quando vuoi senza metterti pressione

Il timido, sentendosi sbagliato per il proprio silenzio, finisce per cercare dentro di sé qualcosa da dire e non si domanda se quello che sta per raccontare gli interessi davvero e abbia voglia di raccontarlo: basta aprire la bocca, il resto non conta.

Peccato che, così facendo, il racconto risulterà privo di emozioni, privo del pathos necessario a coinvolgere gli interlocutori e dunque risulterà meccanico e, in alcuni casi, fuori luogo.

Un tema diventa tanto più coinvolgente per gli ascoltatori tanto più è piacevole da raccontare per colui che lo sta narrando.

Se ciò che stai per dire ti annoia, non ti stimola e, per di più, in quel momento, vorresti fare di tutto tranne che parlare… come pretendi di ottenere un buon risultato comunicativo?

Ti stai ponendo una sfida insormontabile e, soprattutto, priva di senso.

Prevengo l’obiezione… “Ma io non ho mai voglia di parlare!”

D’accordo: questo è molto probabile e non stento a crederlo perché, se sei molto timido, la voglia di parlare è totalmente offuscata dalla paura di fare brutta figura e di non dire qualcosa di sufficientemente intelligente ed interessante.

Con questa paura occorre fare i conti ma, sicuramente, non si può aspettare di non avere alcuna sensazione negativa prima di parlare perché, senza esporsi mai alla situazione temuta, la timidezza non si può superare!

La tua paura si può placare se inizi ad applicare questa idea che ti ho appena fornito.

Rifletti: quante volte, in un contesto sociale in cui la tua timidezza si faceva fortmente presente, prima di parlare, ti sei chiesto se ciò che stavi per dire ti interessava e avevi davvero voglia di dirlo (al di là della paura)?

Prova a porti questa semplice domanda prima di aprire bocca e se la risposta che ti dai è: “Questo tema non mi interessa per nulla!” fermati e non parlare fino a che non avrai trovato qualcosa che ti accenda invece che spegnerti ed annoiarti.


2. Parla con emozione di ciò che conosci

Per migliorare le proprie abilità comunicative occorre, prima di tutto, saper scegliere consapevolmente. Nell’idea precedente ti ho parlato di scegliere di parlare solo se ne hai davvero voglia e se il tema ti interessa ma c’é anche un altro aspetto da considerare e cioé quanto ti senti “padrone” dell’oggetto della conversazione.

E’ evidente che se decidi di parlare di cinema ma non vedi un film da secoli o se opti per l’alrte culinaria ma il solo pensiero di metterti ai fornelli genera sensazioni sgradevoli non avrai molto materiale sul quale dissertare… così come se parli di letteratura italiana ma le tue competenze si fermano a remoti ricordi delle Scuole Superiori…

La cultura in senso lato e la conoscenza dellla materia di cui decidi di parlare ti può essere di grande aiuto e dunque chiediti quali siano le tematiche sulle quali sei più “preparato” e cerca di orientare la conversazione su di esse. Ci sono specifici modi per farlo ed in Antitimidezza sono spiegati nel dettaglio ma già il rifletterci un po’ ti può facilitare quando, durante una conversazione, sipresentasse l’occasione per sfoderare il tuo “asso nella manica”

Ma si tratta solo di cultura?

No: padroneggiare un argomento non significa solamante essere acculturati. C’é qualcosa che va oltre alla cultura ed è l’essere presenti mente e corpo nei vari momenti della tua vita.

Se decidi di raccontare la tua ultima gita domenicale ma, durante quella giornata non sei stato totalmente catturato da quello che facevi, non eri attento a ciò che facevi, vedevi e sentivi attorno a te allora il tuo racconto ne risulterà, ancora una volta, piatto, privo di emozione e dunque non coinvolgente.

Quando fai qualcosa dimentica l’abitudine tanto diffusa quanto dannosa di pensare ad altro: vivi il presente, non proiettarti altrove, concentrati sui dettagli e su che cosa quell’esperienza genera dentro di te perché solo così gli ascoltatori entreranno nel racconto insieme a te.


3. Non cercare parole migliori

Molti timidi che richiedono la nostra consulenza desiderano migliorare la loro proprietà linguistica perché pensano di non essere ascoltati dagli altri a causa di un lessico povero o, addirittura, infarcito di errori.

Non nascondo che, a volte, è stato necessario avorare anche su questo aspetto,e dunque la lettura di romanzi, l’ascolto di video di bravi oratori ed esercizi specifici da noi strutturati hanno fatto la differenza, ma, nella maggior parte dei casi, si trattava di un falso problema.

Il fatto che “on vengano le parole”non ha a che fare con una scarsa proprietà linguistica,bensì con lo STATO EMOTIVO in cui si è quando si parla: se si è tesi le arole non vengono.

Facci caso: se sei rilassato non pensi alle parole perché esse, semplicemente, arrivano da sole. Quindi se le parole non vengono, prima di raccontare, non concentrarti sul vocabolo bensì ricrea dentro di te l’emozione che provavi quando hai vissuto quell’esperienza. Se, ad esempio, io volessi raccontare di quando ho discusso la mia Tesi di Laurea, di quando ho tenuto l’ultimo corso di Vincere la Timidezza o di quando sono andata al mare dovrò trasportarmi, con l’immaginazione, a quel momento, riviverlo nei dettagli fino a sentire, nuovamente, quell’emozione dentro di me e, solo a quel punto, inizierà a raccontare facendomi guidare dall’emozione che sento nella mente e nel corpo. Una parola “semplice” ma “sentita” dice molto di più di un vocabolo altisonante ma sterile!


4. Se necessario, appena puoi, cambia argomento

La timidezza rende passivi: non ci si sente una persona di valore e dunque si pensa di non avere diritto a scegliere, a far valere la propria opinione e a esprimere i propri desideri.

Ecco che, in ambito comunicativo, questo si traduce, per la persona timida nel ritrovarsi ad ascoltare temi di cui non le importa un fico secco! (vedi che un italiano colloquiale è molto utile in certi casi ;) ).

Quindi, d’ora in avanti, se ti troverai in una situazione in cui si sta parlando di qualcosa che a te non interessa o, addirittura, che ti genera sensazioni negative, la sequenza che ti consiglio di attuare è questa:

1) Ascolta, con attenzione, l’interlocutore e recepisci le sue parole (fase in cui stai prendendo i dati dall’esterno invece di rimuginare su che cosa potresti dire dopo… perché di solito fai così, vero? ;) );

2) Decidi se i dati ricevuti (tipo di conversazione) ti interessano;

3) Decidi l’obiettivo: “Preso atto di questi dati cosa voglio?”;

4) Valuta le tue opzioni (ad esempio: continuare a parlare di questo, andarmene, cambiare argomento);

5) Scegli ciò di cui vorresti parlare poi richiama l’emozione legata a quell’argomento (cfr. IDEA 3);

6) Aspetta il momento opportuno (o favoriscilo con le tecniche comunicative che puoi apprendere in AntiTimidezza);

7) Inizia a parlare.


idea “+1″: prova a sbagliare!!

Le idee che ti ho fornito ti potrebbero sembrare difficili da applicare o farti sentire meccanico nel momento in cui proverai a metterle in pratica.

Tutto normale: è come imparare a guidare l’auto.

Al neo patentato sembra impossibile che possa diventare un’abilità automatica ed invece, ora, quando ti metti alla guida non hai bisogno di ricordare nulla… metti in moto e, semplicemente, vai…

Sarà così anche per le tua abilità comunicative ma affinché ciò diventi, velocemente, realtà devi accettare di sbagliare: esponiti, rischia l’errore e serviti di un po’ di autoironia.

Lo so che quando sbagli te ne vergogni profondamente ma mi conosci: non sto banalizzando il tuo problema. Io e Mrco ci siamo passati… ed è proprio per questo ti sproniamo… a “sbagliare”…

Il punto non è evitare l’errore ma AFFRONTARLO NEL MODO GIUSTO.

Se dopo aver sbagliato ti autocommiseri allora quell’errore non ti servirà a nulla e ti lascerà solo delle sensazioni negative, per contro, se dopo lo sbaglio, ti fermi a riflettere su cosa non ha funzionato e su come potresti migliorare, riducendo la probabilità di commetterlo nuovamente, allora il tuo cammino per superare la timidezza non subirà alcuna battuta d’arresto!

Buon lavoro e ricorda che se vuoi “volare” verso la condizione di “ex-timido”:

AntiTimidezza è il primo ed unico programma di formazione on-line che ti garantisce risultati concreti e duraturi.

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A presto

Dott.ssa Valeria Mora Psicologa, Counselor e Personal shopper Dott.ssa Valeria Mora, psicologa

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