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Vincere la timidezza

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Counselling Psicologico

TIMIDEZZA:
scopri un nuovo modo per affrontarla.

 

La timidezza può assumere mille volti ma ha un unico comun denominatore: “cosi’ come sono non vado bene e ciò che gli altri vedono di me non è degno di essere visto!”

L’unico modo attraverso il quale il timido riesce a trovare un, seppur precario, equilibrio è assumendo un ruolo in un contesto in cui si sente a proprio agio (il “migliore amico delle donne”, la ragazza studiosa, la figlia modello…), evitando tutti gli altri contesti e tutte le relazioni che esulano da quel ruolo.

Questa “strategia” all’inizio può far sentire il timido in moto verso il cambiamento. Egli infatti, potrebbe pensare: “Almeno qui ce l’ho fatta” ma, in realtà, la timidezza diventerà ancora più forte.

Senza “la maschera del ruolo” il timido si sentirà perso, privo di una identità.

In definitiva, un percorso di counselling aiuta un timido a:

  • vivere una relazione dove può essere totalmente se stesso: la relazione tra psicologo e cliente  è autenticità allo stato puro e, nei momenti in cui il paziente, fa fatica a vivere tele autenticità è compito del terapeuta sostenerlo;
  • capire le origini della sua timidezza senza indugiare eccessivamente sull’infanzia o su inconsce ragioni dell’essere timido, bensì ricostruendo i punti nodali delle propria vita che hanno determinato le difficoltà attuali al fine di aver chiaro il punto di partenza del proprio problema;
  • diventare consapevole dei meccanismi di assunzione di ruoli che non corrispondono ciò che si vuole in realtà;
  • capire quali strategie di evitamento sta attuando;
  • capire come il “ruolo rassicurante” implichi la negazione di esperienze di vita autentiche e ricche di emozioni;
  • piacersi così com’è e, parimenti, a incrementare alcune abilità o a implementare delle piccole trasformazioni che lo aiuteranno a sentirsi meglio “nella propria pelle”;
  • capire chi é e dove vuole andare costruendo una nuova identità scevra  dagli stereotipi imposti dalla società;
  • instaurare rapporti sociali veri in cui egli possa sentirsi a proprio agio e in cui si riesca a mostrare chi è senza paura;
  • Ritrovare la libertà di essere se stesso per volare senza freni verso ciò che desidera.

 

CHE COS’E’ IL COUNSELLING PSICOLOGICO?

 

In altre parole, il presupposto per un buon lavoro di counselling  è che i partecipanti riconoscano a se stessi e all’interlocutore delle abilità, magari da potenziare, sulle quali far leva per riuscire a raggiungere gli obiettivi desiderati.

Un percorso di Counselling, di una o più sedute, è, prima di tutto, una relazione tra due esseri umani, con risorse e limiti differenti, che si rapportano con curiosità e stima reciproca.

Il Counselling Psicologico non è solo un metodo di lavoro, bensì è la cornice che delimita i confini e le caratteristiche delle interazioni tra psicologo e cliente.

 

PERCHE’ IL COUNSELLING POTREBBE NON FUNZIONARE?

 

Psicologo e cliente, soprattutto all’inizio di un percorso di counselling, non sono sullo stesso piano in quanto il cliente è il portatore del problema, mentre lo psicologo è il possessore delle “strategie” per risolverlo.

Ecco che, in questa concezione, si può insidiare a base per l’insuccesso del counselling.

Mi spiego meglio: se il cliente si sente un discente e,  quasi con adorazione, si aspetta che lo psicologo gli dica esattamente cosa deve fare per gestire le difficoltà che sta vivendo, col tempo, il cliente medesimo diventerà dipendente dallo psicologo e ancora più insicuro nella propria vita.

E’ innegabile che se il cliente fosse in grado di gestire i propri problemi in autonomia non si sarebbe rivolto a uno psicologo ma quest ultimo deve, con il dovuto tatto e la giusta maestria, far capire al destinatario del counselling che lui, e solo lui, può decidere di stare bene e risolvere i propri problemi.

Molti, nel leggere queste mie parole, penseranno: “Bella fregatura: chiedo aiuto e mi dicono che devo aiutarmi da solo!”

Obiezione accolta!

 

PERCHE’ RIVOLGERSI A UNO PSICOLOGO?

 

Quando affermo che il cliente deve risolvere i propri problemi in autonomia non intendo dire che non abbia senso affidarsi ad uno psicologo.

Infatti, una persona esperta ed esterna al contesto relazionale in cui è inserito il cliente può essere la molla in grado di innescare il cambiamento.

Paragonando il counselling a un viaggio in macchina verso una meta desiderata (risoluzione del problema che il cliente porta in seduta) si può dire che lo psicologo sarà seduto a fianco del cliente lungo tutto il tragitto, ma alla guida dell’autovettura ci sarà sempre il paziente.

 

COME SI SVOLGONO LE SEDUTE DI COUNSELLING?

 

Il numero di sedute e la durata di esse varia a seconda del paziente e della problematica che porta.

Tendenzialmente si inizia con un percorso di 10 sedute, della durata di 60/90 minuti ciascuna.

Essere a colloquio con me equivale ad essere all’interno di un’ interazione che deve essere piacevole per entrambi: io e il cliente costruiamo una relazione, legata ad obiettivi precisi (che delineerò con il paziente nelle prime sedute), in cui ciascuno è libero di giocare le carte che preferisce.

Non impongo mai nulla al mio cliente ma chiedo la disponibilità a mettersi in gioco e a seguire le strade che gli propongo.

Il 50% del lavoro lo faccio io, ma l’altro 50% spetta  a chi mi ha richiesto la consulenza.

Questo modo di lavorare risponde a un preciso obiettivo: io voglio rendere libero il mio cliente e non legarlo a me in percorsi di sostegno infiniti, che tutto fanno tranne che rendere autonoma, serena ed equilibrata la persona in difficoltà.

 

QUALI STRUMENTI SI USANO IN SEDUTA?

 

Amo impostare le sedute di counselling in modo sempre diversificato a seconda delle caratteristiche del cliente e della relazione che si crea tra me e lui.

Lo strumento di lavoro principale è il dialogo, in uno spazio di totale libertà e assenza di giudizio.

La parola è arricchita da esercizi pratici (da svolgere in seduta o a casa), che possono prevedere la scrittura, il disegno, la visione di filmati o altro.

La struttura di pensiero che regge l’intero percorso di counselling é che il paziente è il miglior conoscitore della propria vita e dunque, senza la sua attiva collaborazione l’obiettivo si raggiungerà in molto più tempo e con molta fatica


LA SCELTA SPETTA A TE! 

 

Il messaggio con cui ti voglio salutare è questo:

la timidezza si può superare e se diventi amico della tua parte timida potrai trasformarla in un punto di forza!

Un modo per spezzare la catena che tiene imbrigliati il tuo vero modo di essere e la tua parte migliore esiste ma occorre volerlo! 

Io ci sono… e tu?

Valeria Mora, Psicologa, Counselor e formatrice

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